Strada Maggiore numero per numero

Lato civici PARI

W Roosvelt, W Churchill, W Stalin   
Alla base della torre degli Asinelli, sul lato che affaccia su Strada Maggiore, è ancora visibile una scritta che inneggia ai tre capi di stato. E’una delle ultime scritte (o uno dei primi stencil se preferite) che riempivano Bologna nei giorni dell’immediato dopoguerra. Tutti uniti si omaggiavano i liberatori americani, inglesi e russi, indistintamente. Le divisioni sono arrivate dopo pochi mesi.

Torre degli Asinelli                          
Orgoglio della famiglia Asinelli fu innalzata nell’ XI secolo e con i suoi 97 metri è la torre più alta della città. I suoi 497 scalini valgono la pena. Salite in alto e contemporaneamente precipitate nel medioevo.La rocchetta che ne circonda la base venne costruita nel 1488 per ospitarvi i soldati di guardia; fu in seguito meglio occupata da botteghe di battirame. Sul lato di ponente trovate un San Michele Arcangelo, bassorilievo in arenaria scolpito da  G.B. Gnudi nel ‘700.

Chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano 
La frequentava anche Gioacchino Rossini, affascinato anche lui dai dipinti di Ludovico Carracci, Albani e Massari che si possono ammirare al suo interno.Già nel XIII secolo qui sorgeva una chiesetta con la facciata rivolta a piazza di Porta Ravegnana. La sua completa ristrutturazione fu opera dei padri Teatini che ne affidarono il disegno ad Agostino Barelli, architetto del Senato bolognese. Nel 1671 fatto Santo Gaetano, il fondatore dei Teatini, i padri ne unirono il titolo a quello dell’apostolo Bartolomeo.

La Madonna che venne rubata due volte 
Il primo furto risale al 1855 (complice il colera che infieriva in città) e il suo recupero a 4 anni più tardi nella nebbiosa Londra. Il secondo è più recente, un mezzogiorno di novembre del 1992 . Il suo miracoloso recupero, dopo poche ore da parte dei carabinieri fece tirare un sospiro di sollievo a tutta la città.
E' la “Beata Vergine del Suffragi” con in braccio il bambino addormentato, un capolavoro di Guido Reni custodito nella basilica dei Santi Bartolomeo e Gaetano.

Dante e le parlate dei bolognesi
Ancora oggi gli ignari turisti che visitano il nostro paese rimangono sorpresi delle grandi differenze, linguistiche e culturali, che intercorrono tra città vicine tra loro. Il primo a sorprendersi fu Dante, che nel suo De vulgari eloquentia evidenzia come la parlata differisse persino tra i bolognesi di via San Felice e quelli di Strada Maggiore: “[…] quod mirabilius est, sub eadem civilitate morantes, ut Bononienses Burgi Sancti Felicis et Bononienses Strate Maioris”.

Palazzo Gessi   
Al civico 20. Vincenzo Gessi era un parente di papa Gregorio XIII Boncompagni (uno dei cinque papi bolognesi della storia della Chiesa) e lo stemma che si vede al centro della facciata è in suo onore. Sostenuto da colonne di macigno ed eleganti trabeazioni di arenaria, l’edificio fu costruito attorno al 1580.  Il suo disegno si deve probabilmente a Domenico Tibaldi,  architetto, pittore e incisore tra le personalità più creative del manierismo architettonico bolognese.

Palazzo Malvasia 
Al civico 22. L’eccentrico e poliedrico Cornelio Malvasia, marchese di Bismantova, fu generale, letterato e astronomo. Partecipò alla guerra dei Trent’anni e comandò le galee pontificie nelle guerre di Castro. Fu lui a volere l’architetto e intagliatore Andrea di Pietro detto il Formigine, per la facciata dell’elegante palazzo, rispettando il portico quattrocentesco.

Casa Sampieri   
Al civico 24. E' nell’appartamento a piano terra dell’abate Sampieri che per la prima volta i Carracci si ritrovano a gareggiare l’uno contro l’altro: soliti dipingere fianco a fianco i fregi nelle parti alte delle pareti, qui i tre Carracci (Annibale, Agostino e Ludovico) hanno il compito di affrescare tre stanze a volta, una per ciascuno. Solo il tema mitologico li tiene affiancati: la gloria di Ercole, il dio pagano della forza usata con saggezza; un mito diffuso, perché facilmente accettato anche dalla cultura umanistica cristiana. In una sala attigua si trova anche un affresco con Ercole e Anteo del Guercino.

Casa Rossini           
Al civico 26. Dovevano essere serate indimenticabili quelle che si trascorrevano in casa Rossini. Bella gente e uomini di cultura facevano a gara per essere invitati. Gioacchino ha molto amato Bologna e la sua ospitalità e qui ha trascorso molti anni della sua vita.
Il palazzo fu costruito su disegno di Francesco Santini tra il 1824 e il 1827 per volere dello stesso Rossini e l’incisione latina sulla facciata Non dominus domo, sed domus Domino (Non è il padrone che deve inorgoglirsi della casa, ma la casa del padrone) tratteggia con efficacia il carattere del grande pesarese.

Palazzo Sanguinetti già Aldini           
Al civico 34. Siete di fronte a una delle più significative testimonianze degli anni napoleonici di Bologna: il nucleo originale del palazzo, datato intorno alla metà del XVI secolo, venne ridisegnato per volere di Aldini nel 1798 da Gian Battista Martinetti, che conservò il cornicione in terracotta con fregio e lo prolungò lungo tre arcate del portico, fino ad agglomerare parte della confinante casa-torre degli Oseletti. All’interno, mirabile è la sala alla Boschereccia di Vincenzo Martinelli, un tempo adibita a sala da pranzo.Qui Gioacchino Rossini fu ospite, durante la ristrutturazione della sua casa, del celebre tenore  Domenico Donzelli. Era destino. Donato nel 1986 al Comune di Bologna da Eleonora Sanguinetti, l’edificio oggi ospita il Museo internazionale e biblioteca della musica.

Qui nasce il DAMS        
Per iniziativa del professor Benedetto Marzullo, ordinario di Letteratura greca e appassionato studioso di teatro, nel 1971 nasce il Corso di laurea in Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo. La sua prima sede è palazzo Sanguinetti. Il DAMS è un indirizzo di studi unico in Italia, e attirerà ben presto studenti da ogni regione, ospitando negli anni alcuni insegnanti d'eccezione, come Thomas Maldonato, Paolo Monti, Luigi Squarzina, Umberto Eco, Furio Colombo e tanti altri. Il DAMS dei primi anni è un laboratorio di sperimentazione, di utopie, di critica culturale. Molti corsi tentano di rompere la separazione tra la cultura accademica e la vita sociale.

Torre degli Oseletti
Oggi è alta 31 metri, ma nel XII secolo svettava fino ai 70 metri circa. E’ stata protagonista  il 30 agosto del 1645  di una impresa pazza e straordinaria.  Due funamboli fecero una passeggiata sopra una fune tesa sul vuoto fra la torre degli Asinelli fino alla torre del palazzo Riario (Donzelli). Di epoca recente è il rivestimento della base in blocchi di selenite. Nel lato della torre volta verso il cortile si conserva l'affresco trecentesco di scuola bolognese raffigurante una Madonna con il bambino.

Casa Gozzadini 
Storico, archeologo, senatore: Giovanni Gozzadini fu il primo a redigere un accurato studio delle torri gentilizie bolognesi. Fu lui, tra il 1853 e il 1856, a intraprendere degli scavi archeologici nella sua tenuta di Villanova di Castenaso, rinvenendo un’antica necropoli con 179 tombe a inumazione. Sempre a lui furono affidati gli scavi che portarono alla luce l’antica città etrusca di Kainua, vicino a Marzabotto. Il palazzo che di Gozzadini porta il nome venne costruito da Giovanni da Brensa e Giovanni Beroaldo nel 1488. Dell'antica facciata si è conservato integro nei secoli il portico e il cornicione. Nell'interno si trovano tempere settecentesche attribuibili a Vincenzo Martinelli, alcune delle quali provenienti da Villa Tanari. Come in altri casi anche qui esisteva una torre (la Tantidenari) che fu inglobata quando l’edificio venne costruito.

Palazzo Bianchetti
Sulla facciata del palazzo al civico 42 è ancora possibile ammirare i mascheroni demoniaci in terracotta di Giacomo Rossi e i capitelli tardo quattrocenteschi. Rimodernato da Angelo Venturoli alla fine del XVIII secolo, l’edificio fu la residenza della famiglia Tartagni fin dal XV secolo (un famoso e ricco giurista). Lo scalone e la loggia sono decorati da sculture e bassorilievi in stucco di Luigi Acquisti. Al piano nobile si conservano affreschi di Petronio e Pietro Fancelli e di Felice Giani.

Palazzo Davia-Bargellini  
Civico 44. Lo sforzo dei due corpulenti Telamoni a guardia del palazzo è evidente: sono lì dal 1658. Furono scolpiti a partire da quattro giganteschi blocchi di arenaria dell’appennino bolognese da Gabriele Brunelli (allievo di Alessandro Algardi) e dal suo aiutante Francesco Agnesini. L’austera facciata è una delle poche prive di portico, come usava spesso per i palazzi senatori. All’interno ha sede l’omonimo  Museo e la società di studi economici Nomisma.

Piazzetta dei carabinieri
La piazzetta è chiusa da una casa che fu abitata  da Michelangelo Colonna, uno dei maggiori esponenti della  tecnica illusionistica  della  ‘quadratura’ . Visse a Bologna nel ‘600,  frequentò due botteghe dirette da maestri  con soprannomi  originali (Occhiale e Dentone) e realizzò molte opere tra cui alcuni affreschi a palazzo Albergati.

Palazzo Bolognetti
Molti palazzi bolognesi riservano delle verdeggianti sorprese al loro interno. Palazzo Bolognetti non fa eccezione: nel bel mezzo delle alte mura dell’edificio, il visitatore più curioso potrà imbattersi in un paradiso terrestre in miniatura. Un piccolo giardino interno, a cui si accede attraverso una corte con sculture in marmo e arenaria raffiguranti Adamo ed Eva, è ben sorvegliato da una altrettanto piccola scultura femminile con cornucopia, l’Abbondanza in persona.

Casa Mattei          
Il metodo di preparazione delle sue erbe medicinali resta ancora un segreto. Inventò l’Elettromeopatia,  una scienza medica che nella seconda metà dell’ottocento ebbe parecchi estimatori e 26 depositi di prodotti in tutto il mondo: l’eclettico Conte Mattei piacerebbe ancora oggi. Il n° 46 di Strada maggiore è stato per anni  il laboratorio/fucina di tutte le sue idee e pubblicazioni.Sul cancello d'ingresso campeggia ancora lo stemma araldico della sua famiglia.

Casa Marsili Angelelli
Sede della Soprintendenza archivistica dell’Emilia-Romagna, il palazzo al civico 48 fu eretto a partire dal 1537 per iniziativa della famiglia Guidotti. Con il passaggio di proprietà agli Angelelli, l’edificio fu notevolmente ampliato. Al suo interno si conserva una rara cavallerizza (un locale destinato all’insegnamento dell’equitazione), dal 1710 adibita a teatro per burattini. Sotto il loggiato quattrocentesco del primo cortile, attribuito a Giovan Battista Bolognini, e sotto il fiero sguardo di Prometeo incatenato, raffigurato nella statua tuttora conservata, si accede agli uffici della Soprintendenza archivistica.

Chiesa di Santa Maria del Tempio  
Qui sorgeva la chiesa di Santa Maria del Tempio, o Chiesa di Santa Maria della Magione, fondata nel corso del Duecento dai cavalieri dell’ordine del Tempio, meglio conosciuti come Templari, da cui derivò appunto la sua denominazione. La sua unica testimonianza rimasta è una piccola croce posta in vicolo Borchetta.

Chiesa di Santa Caterina di Strada Maggiore
Qui anticamente sorgeva un monastero delle monache Vallombrosane , dalla fondazione, nel 1522, fino alla fine del Settecento. Alla costruzione cinquecentesca fu aggiunto il portico nel 1612 dal Fiorini, poi interamente restaurato nel corso dell’Ottocento. All’interno gli allievi e gli epigoni di  Guido Reni  ci hanno lasciato opere interessanti. Tra tutti spicca, per i suoi colori ‘vivaci’ alla toscana,  il notevole Martirio di Santa Caterina del Gessi, sull’altare.

Palazzo Scaroli                                                                                   
Qui dove oggi sorge Palazzo Scaroli nel XII secolo aveva sede l’ordine dei Templari, che proprio in Strada Maggiore possedeva tre chiese e molti palazzi. Bologna fu la sede templare più importante d’Italia, a capo della provincia settentrionale. Il Tempio aveva numerosi possedimenti anche fuori città: lo splendido Cenobio di San Vittore, appena fuori Porta San Mamolo era una delle Commanderie più importanti del nord Italia.

Torre di Santa Maria del Tempio
La targa posta all’incrocio tra vicolo Malgrado e Strada Maggiore ricorda l’antica torre-campanile della Magione, annessa alla non più esistente Chiesa di Santa Maria del Tempio. Aristotele Fioravanti, ingegnere del Comune di Bologna, l’8 agosto 1455, compì un’impresa “mirabolante”: fece scorrere la torre su cilindri di rovere cerchiati di ferro e la spostò di 18,24 metri, collocandola sul “cantone di Malgrà”, cioè più vicino alla chiesa. La torre-campanile fu abbattuta definitivamente nel 1825.

"La Raccolta" di Giuseppe Raimondi  
Il 15 marzo del 1918 inizia le pubblicazioni la rivista "La Raccolta", stampata in una tipografia di Strada Maggiore. E' promossa dal giovane Giuseppe Raimondi e animata da poeti e scrittori desiderosi "di far rinascere la cultura dopo le tragedie della guerra". Nei due anni  ci scriveranno Bacchelli, Cardarelli, Binazzi, Soffici, Ungaretti e altri, ma terrà anche una finestra sempre aperta sull'avanguardia letteraria europea, da Apollinaire a Cendrars, da Jacob a Tzara. Sul fascicolo n. 2 del 15 aprile 1918 sarà presentata, per la prima volta in assoluto, una stampa di Giorgio Morandi.

Porta di Strada Maggiore                                   
Da questa porta, appartenente alla terza e ultima cerchia delle mura, il 21 aprile 1945 fecero il loro ingresso in città le truppe polacche del II Corpo d'Armata. Dopo essere entrate nel centro storico della città così liberata, risalirono tutta la strada fino alle Due Torri e raggiunsero Piazza Maggiore festeggiate dalla popolazione. Una lapide ricorda quel giorno e quegli uomini.

Le torri scomparse 
Questo è un omaggio alla Bologna turrita che ha fatto cantare tanti poeti.
In Strada maggiore c’erano anche:
Torre Zovenzoni  al n° 32 Larga m.10,60 per m.9,85, muri di m.1,40.
Torre Tantidenari al n°38. Coperta dal palazzo, larga m.7,47, muri di m.1,52.
Torre Mussolini- al n° 42, visibile da Vicolo posterla.
Torre Magarotti – al n° 34 larga m.10 per m.9,84, muri di m.1,40.
Torre Basacomare – al n° 37 alta m.24, muri di m.1,90, larga m.6,82 è coperta dal palazzo.

lato civici dispari

Stra Mazoùr (Strada Maggiore)E’ stata la prima via carrozzabile ad essere lastricata: ecco perché l’hanno chiamata così.Corrisponde di fatto all’antico tracciato della via Emilia fatta costruire dal console Marco Emilio Lepido nel 187 a.C.
Il mare? Sempre dritto davanti a voi: Rimini è a 100 kilometri e da lì, strano ma vero, potete proseguire comodamente per Roma senza mai abbandonare i confini antichi degli Stati della Chiesa.

31 luglio 1981: ore 21.30
Carmelo Bene recita Dante dalla torre Asinelli
100.000 persone assiepate lungo tutta via Rizzoli. Carmelo Bene è sul terrazzo alla base della torre Asinelli. Con la sua voce stentorea e senza tempo recita Dante e la sua Commedia. L’occasione è il primo anniversario della strage della stazione. Fu un evento storico e artistico indimenticabile: mai prima di allora una lettura in pubblico aveva avuto un numero così alto di ascoltatori.

Casa Figallo
Quasi all’angolo con via Catsiglione cercate la manina di ferro sul pilastro d’angolo di questa quattrocentesca ed elegante casa Figallo. Trovata? Sappiate che indicava la direzione per Roma. Guardate che è corretto: arrivati a Rimini percorrendo la Via Emilia, bastava imboccare la Flaminia e trionfanti sareste arrivati a Roma.

Casa Bonfanti
Al civico 11  si trova la struttura trecentesca è quella originaria ed è molto interessante per la sporgenza dei piani superiori rispetto al portico sottostante le cui colonne in mattone erano senz’altro in legno.
Questa dimora  insieme alla quattrocentesca e adiacente casa Valori (al n° 13) fu restaurata completamente da Alfonso Rubbiani nel 1907. Nell’odierna area commerciale di Palazzo Lupari è stato rinvenuto un lungo tratto dell’antica via Emilia.

Trabisonda
Un tempo questa piccola viuzza che sorge tra i numeri civici 11 e 13 di Strada Maggiore, si chiamava vicolo Trabisonda. Il passante che sollevi lo sguardo sui muri che la delimitano, può scorgere dei gabbiotti in muratura che servivano da gabinetti, scaricando direttamente in strada. Probabilmente la sua antica titolazione derivava dal vocabolo spagnolo trapisonda, ovvero litigio, imbroglio, raggiro. La zona, insomma, non doveva distinguersi per la sua quiete.

Casa Sorgi
Civico 15-17- Questo edificio può vantare un primato antico. E’ del 1121 ed è la prima abitazione in città costruita in muratura anziché utilizzando il legname tratto dalle foreste che circondavano la città, come era d’uso per l’edilizia privata.

Casa Isolani, XIII secolo.                       
Al civico 19 la residenza medievale della famiglia Isolani, restaurata nel 1877 da Raffaele Faccioli. Unica nel suo genere, con grande porta centrale e dal portico sorretto da tre travi di quercia alte nove metri con un’originale struttura a “stampella” che le affonda alla base di muratura.
E’ famosa per la leggenda delle Tre Frecce conficcate nella travatura del soffitto, una storia di cui esistono varie versioni, la più accreditata sembra essere questa: tre briganti volevano trafiggere in un agguato un signore bolognese, la sua consorte, visto il pericolo, si denudò alla finestra del porticato “distraendo” gli arcieri, e le frecce finirono conficcate nel soffitto.

Palazzo Segni          
Il civico 23 è’ la sede dell’Associazione dei Commercianti di Bologna. Il palazzo fu voluto dalla famiglia Segni che fin dal Seicento vi raccolse una superba collezione di opere d’arte. All’inizio dell’Ottocento la dimora si arricchì dei quattro mirabili affreschi di carattere mitologico dei fratelli Carracci e di Pietro Faccini, trasportati a massello (rimossi e traslati) da Palazzo Magnani.

Palazzo Bonfioli Rossi 
Non fatevi ingannare dalla forme neoclassiche della facciata, il palazzo al civico 29 racchiude tesori molto più antichi: si inizia con la scala circolare attribuita a Ercole Fichi, che ci porta al piano nobile in cui è possibile ammirare fregi e soffitti in cui viene narrata la storia romana, dipinti da Alessandro Tiarini, Lucio Massari, Lionello Spada e Francesco Brizio. Notevole, nel secondo cortile, un fregio dipinto a fresco dedicato agli episodi della Gerusalemme Liberata, realizzato dagli stessi artisti.

Palazzo Rizzoli
Il civico 37 è stata la casa di uno dei padri dell’ortopedia moderna. In vita Francesco Rizzoli fu tante cose. Oltre che illustre medico ebbe il tempo di essere grande patriota e deputato. Severo, solitario e generoso donò le sue ricchezze all'amministrazione provinciale di Bologna.
Oggi l’Istituto che porta il suo nome è uno dei migliori ospedali ortopedici del mondo.

Carducci abitò anche qui
Al civico 37 abitò dal 1876 al 1890 Giosué Carducci, dopo aver abbandonato la non più allegra casa di via Broccaindosso, dove era morto il figlioletto Dante. Lo scrittore viveva all’ultimo piano, in un appartamento comodo e vasto, dove la sua biblioteca che negli anni si era notevolmente ampliata, poté trovare un’adeguata sistemazione.

Il delitto Murri
Il primo grande processo-spettacolo del nostro Paese inizia qui e porta Bologna alla ribalta delle cronache. Gli ingredienti ci sono tutti: un omicidio, una famiglia importate esposta politicamente, amori e gelosie assortite.
La mattina del 2 settembre 1902 viene trovato ucciso il conte Bonmartini,  genero di Augusto Murri, illustre cattedratico di Clinica Medica all'Università di Bologna. Nella tasca del morto, un biglietto: “Caro conte, sta bene per giovedì 27, anche l’ora, desidero però che tu ti trovi alla porta di via Posterla perché in quel posto si è molto veduti dagli inquilini di fronte. Non mi resta che baciarti tanto, tua B”.

Basilica di Santa Maria dei Servi
La Basilica di Santa Maria dei Servi fu il regalo che Taddeo Pepoli fece nel 1345 ad alcuni frati giunti da Firenze. L’architetto Andrea da Faenza progettò non solo la chiesa, ma anche il porticato prolungato davanti al tempio in un originale quadrilatero, secondo il disegno di mastro Antonio di Vincenzo. All’interno la chiesa è una vera pinacoteca, con opere di Vitale da Bologna, Cimabue, Alessandro Tiarini, Guido Reni, Albani, Dioniso Calvaert, il Guercino, e un crocifisso attribuito al Giambologna.

Edipo Re
Nel 1967 Pier Paolo Pasolini gira a Bologna la scena finale di un Edipo (Franco Citti) ormai vecchio, che da Tebe si trova a vagare da mendicante cieco sotto il Portico dei Servi in Strada Maggiore, fino alla Basilica di San Petronio.  Lo inseguono rancori, rimorsi e l’immagine di Giocasta (la sempre bellissima Silvana Mangano) che per il dolore si è tolta la vita.

Fiera di Santa Lucia
Il mercato si è tenuto fino alla fine del XVI secolo sul sagrato della chiesa di via Castiglione. Dopo la sua chiusura, i mercanti scelsero di trasferire lo storico mercatino sotto il portico della chiesa di Santa Maria dei Servi, tempio in cui era stata trasferita l’immagine votiva della Santa.
Dalla metà dell' 800 sui banchi di questo mercatino tutti i bolognesi hanno ammirato e acquistato i pezzi dell’arte presepiaria locale.

Eskimo. Francesco Guccini, 1978
Tutti i bolognesi hanno creduto, per un attimo, che Bologna fosse solo per loro quando passeggiavano con una bella ragazza sotto il portico dei Servi a Natale.Tutti i bolognesi. Con o senza Eskimo.

Il decimo clandestino
Correva l’anno 1984 e tra il portico dei Servi, una casa in Strada Maggiore e i vivai di via Orfeo, Lina Wertmuller gira il film per la tv "Il decimo clandestino", da un racconto di Giovannino Guareschi. è la storia di una contadina vedova con nove figli, che cerca tra mille difficoltà e stratagemmi una casa in città. Protagonista è l'attrice bolognese Piera Degli Esposti.

Bersaglieri e Carabinieri
Fino al 1945 la Caserma Manara, nell’antico palazzo Magarotti è stata la sede del Reggimento e del VI Battaglione Bersaglieri. Ecco perché la via si chiama così.
Di fianco al suo ingresso principale una lapide ricorda il loro sacrificio nella campagna di Russia nella seconda guerra mondiale.
Dal 1946 la caserma è sede del Comando Legione dei Carabinieri Emilia-Romagna.

Palazzo Hercolani
Siete mai capitati in una stanza-paese? Al pianterreno di questo palazzo di origini cinquecentesche al civico 45, vi potreste ritrovare avvolti in un verdeggiante paesaggio, in compagnia di antichi dèi della campagna. E’ la celebre Boschereccia dipinta da Rodolfo Fantuzzi: una stanza ottagonale, preludio del grande giardino ottocentesco ispirato ai grandi parchi europei di fine Settecento.
Il palazzo oggi ospita la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università che lo acquistò dalla famiglia Hercolani nel 1973.

Il giardino Dubcek di Palazzo Hercolani

Si chiama così dal 1988 quando in occasione delle celebrazioni del IX Centenario dell'Università, viene assegnata ad Alexander Dubcek, lo statista slovacco protagonista della "Primavera di Praga" del 1968, la laurea honoris causa in Scienze politiche. Il 12 dicembre successivo il Consiglio comunale di Bologna conferisce a Dubcek la cittadinanza onoraria.

Palazzo Angelelli
Al civico 51 si trova questo palazzo che fu eretto a partire dal 1537 per iniziativa della famiglia Guidotti. Con il passaggio di proprietà agli Angelelli, l’edificio fu notevolmente ampliato. Al suo interno una rarità: una “cavallerizza” (un locale destinato all’insegnamento dell’equitazione) che dal 1710 è adibita a teatro per burattini. Sotto il loggiato quattrocentesco del primo cortile, attribuito a Giovan Battista Bolognini, e sotto lo sguardo fiero di un Prometeo incatenato, raffigurato nella statua tuttora conservata, si accede agli uffici della Soprintendenza archivistica.

Casa Morandi
Nella sua stanza, la più appartata, al 36 di via Fondazza, la luce entra da sinistra, attraverso la finestra che si apre sul piccolo giardino con l’aiuola e l’ulivo.
Per gli amanti del Maestro bolognese la grande emozione poter vedere dal vivo ciò che si è ammirato tante volte nei suoi quadri.